Pubblicato in pensieri "illustrati"
Orsetti in gita
La cosa che ho visto oggi, merita un post a sè stante. Ancora una volta la protagonista è la fantastica città di Mestre con le sue mille incredibili sfacettature.
Vicino al cavalcavia che collega Mestre a Venezia era parcheggiata la seguente..cosa:
Un’automobile stile americano (quelle lunghe larghe e di forma rettangolare ma non chiedetemi quale che non me ne intendo) color rosso bordeaux.
E fin qui tutto ok.
Poi…ogni minimo pezzo di lamiera dell’auto, ad esclusione del tettuccio era ricoperta di centinaia di adesivi colorati a forma di orsetto.
E questo è già più strano, ma ancora comprensibile.
E poi il tettuccio.
Riempito da DECINE DI PELUCHES A FORMA DI ORSETTO INCOLLATI SOPRA.
Quando ho visto l’auto pioveva.
Poveri orsetti, portati in gita il giorno sbagliato.
Pubblicato in puro caso
TeRrA kaTù
Terra katù: le caramelline che si spacciano per liquirizie, ma sono tipicamente caratterizzate da una colorazione argentata, la cui peculiarità è quella di tingere qualunque cosa con cui vengano a contatto.
Da piccola avere quelle caramelle era quasi una festa: make up autorizzato e per giunta commestibile!
Pochi giorni fa le ho ritrovate in vendita…e me ne son tornata allegramente a casa, trotterellando con in mano un sacchettino…quando un acquisto ti riporta indietro anni!
Poi ho riflettuto sulla colorazione, ho fatto una ricerca nell’ormai “onniscente Rete”, senza trovarvi alcun riferimento a queste caramelle…il che, converrete, è strano!
Insomma…che cavolo è quella polverina argentata che lasciano sulle mani? Se a questo si aggiunge il fatto che l’altro giorno ho mangiato un gelato pralinato color argento, per poi scoprire che il colorante era puro Alluminio, forse non voglio sapere cosa siano davvero le terra katù…però sono buone, così buone…viene da mangiarne ancora e ancora e ancora…e ancora…
La terra che cammina sull’acqua
Da qualche tempo il cantiere del “quarto ponte sul Canal Grande” mi ha costretta a cambiare percorso per arrivare al lavoro; per analoghe ragioni ho smesso di vederti di frequente come accadeva prima.
Prima che i lavori procedessero a regime.
Prima che teli e impalcature cominciassero a frapporsi tra i nostri sguardi.
Sì, sguardi.
Non si può dire che tu non mi abbia mai osservata. Ecco, forse a mente fredda potrei arrivare ad ammettere che non son certa che tu abbia mai guardato me in particolare.
Eppure i tuoi occhi, o meglio, il tuo sguardo luminoso, intenso, a volte forse anche insistente, è tutto ciò che mi ha fatto innamorare di te.
All’inizio non ti avevo preso troppo in considerazione; più che vederti, ti intravedevo, di fretta, la mattina al momento di prendere servizio e a volte la sera, prima della consueta corsa verso casa.
E’ stato in questo modo, sguardo dopo sguardo, che ho cominciato a notarti, a provare gioia quando in alcune circostanze riuscivo ad incontrarti anche durante il giorno.
Il fatto che hai qualche anno in più di me l’ho constatato osservando le leggere scalfitture del tempo in prossimità dei tuoi occhi.
Ad essere sincera, non mi sei piaciuto immediatamente, sarà forse stato per via della tua aria lievemente trasandata, o per via del tuo carattere, decisamente schivo e restio alla socializzazione. Forse ti comportavi così perché mi vedevi troppo diversa da te.
Già mi sembra di sentire cosa obietteresti, diresti che non è mai dipeso da te ma dal lavoro, dai ritmi che sei costretto a tenere (che ti sei scelto tu, preciserei io).
Io.
Io che placidamente scivolo sull’acqua sognando di percorrere lunghi percorsi a terra con te.
Io che sogno una realtà impossibile nella quale Venezia è solo il principio del nostro conoscerci.
Venezia, un lembo di terra accarezzato dall’acqua, palcoscenico poetico e struggente che ci avvicina senza farci mai incontrare, che tiene vivo il fuoco di una passione, unilaterale forse, ma pur sempre bruciante.
Forse hai ragione tu quando affermi che nessuno di noi è libero di pilotare davvero la propria vita.
Non ho ricordi distinti di come i nostri incontri abbiano cominciato a colorarsi di parole.
L’amore che provo nei tuoi confronti, se di questo si tratta, è nato in silenzio.
Segno di terra tu e segno d’acqua io.
Se fin da principio avessi dato retta all’astrologia, mi sarebbe bastato poco per capire che non avevamo molte cose in comune; ma io non ho mai creduto a quelle che son solita chiamare “incompatibilità di origine cosmica”, così ho preferito constatare le nostre differenze da sola, nel tempo.
In primo luogo il tuo temperamento; decisamente più stabile e pragmatico del mio.
Io non riesco mai a stare davvero ferma, mi guardo sempre attorno, procedo in maniera quasi trasognata; posso sembrare eccentrica, forse, mentre con andatura oscillante seguo l’onda di pensieri ed emozioni.
Tu invece riesci a stare fermo, anche troppo.
Non ti pieghi come me, per ascoltare il vento, non ti chini come me, per sfiorare l’acqua.
Tu guardi sempre dritto davanti a te, con fierezza.
Nulla ti distoglie dal tuo lavoro.
Nelle pause sei capace di rimanere immobile per ore. Non sai quante volte ho desiderato di prendere parte di quei momenti fermi, di insinuarmi nei tuoi pensieri per capire se in qualche angolo remoto ci potesse essere un piccolo spazio dedicato a me, ma tu non me l’hai mai concesso, opponendoti ai miei sottaciuti desideri con un velo d’indifferenza.
La tua voce, dal timbro armonioso e caldo, a tratti malinconico.
Una voce che sembra venire dal passato, che è in grado di attivare ogni meccanismo del mio corpo, una voce che per me si traduce in desiderio. Non occorre che ti veda per sapere che ci sei, avverto sempre la tua presenza.
I miei sensi, protesi alla ricerca di te.
Poche volte siamo stati da soli, incontri brevi, quasi furtivi, inghiottiti come siamo dalle nostre diverse quotidianità. In quei momenti non ho fatto che desiderare il contatto con te, se siamo finiti con lo sfiorarci, ti assicuro che non è accaduto per caso.
Il tuo profumo, il colore acceso della tua pelle.
Da quando mi sono accorta di te tutto il resto ha perso consistenza.
Le mie giornate trascorrono nella speranza d’incontrarti, anche solo per un attimo.
Nello spazio di questo racconto posso sognare che ti accorgerai di quello che provo per te, che attraverseremo in viaggio i giorni della nostra vita uno di fianco all’altra.Ma l’immaginazione non basta ad appianare le nostre differenze e so già che non riuscirò nemmeno a trovare la forza di rivelarti i miei sentimenti, non nel tempo che ci resta, ora che stai per cambiare lavoro.
L’ho saputo, sai? Presto non sarai più un sette ma diventerai l’autobus linea due, e sarà ancora più difficile scorgerti tra le fiumane di gente a Piazzale Roma.
Io invece continuerò a percorrere ogni giorno gli stessi canali, restando ciò che sono sempre stata: un vaporetto linea uno.
Qualcosa però sarà diverso.
A breve il nuovo ponte cingerà la laguna in un abbraccio, rinnovando la “magia della terra che cammina sull’acqua” e nel tuffarmi in quell’abbraccio, sarà dolce l’ emozione di sentirti più vicino.
Pubblicato in letteraria
QuAlCoSa ChE vOlA
Venice Kite festival
Una manifestazione meravigliosa, lo scorso weekend a Mestre. I più grandi aquilonisti internazionali a regalare dimostrazioni di volo acrobatico, free-style e balletto.
E’ un mondo. Un mondo di sognatori, di colori, di strutture leggere che prendono vita, di braccia che si allungano fino a toccare il cielo, che disegnano nell’aria forme impensabili.
E a guardarli, gli aquilonisti, che si definiscono piloti, che quando governano un aquilone, in gergo “volano”, viene voglia di essere come loro, di librarsi tra quelle nuvole appesi ad una struttura colorata, di frammentare ulteriormente gli interessi, i sogni e le ambizioni ed aggiungervi anche questo.
Pubblicato in volo
